“Dobbiamo aprire gli occhi, dobbiamo partecipare con impegno”

Viviamo il tempo delle semplificazioni eccessive, esasperate. Tutto sembra semplice come quando, muovendo il dito sullo schermo del nostro smartphone, facciamo scorrere il mondo davanti ai nostri occhi. Una sensazione di incredibile onnipotenza, la caduta delle barriere. Quello che spesso dimentichiamo è l’enorme complessità tecnologica dietro quel vetro, sotto il nostro dito. Chip, sensori, microcamere, l’intricata rete di satelliti, server e softwere più o meno integrati tra loro danno l’idea di quanto complessi siano il meccanismi che fanno sembrare tutto estremamente semplice e istantaneo ai nostri occhi. Una specie di complessità mascherata che cozza col nostro recente passato, quanto tutto era complesso esattamente come oggi, ma tutti ne eravamo estremamente consapevoli.

Allo stesso modo, nella quotidianità delle nostre vite, sembriamo aver perduto quel senso della realtà che prima dell’avvento della complessità mascherata dalla tecnologia ci permetteva di avere fiducia nelle istituzioni. Non si criticavano i medici per i vaccini, la polizia per il controllo del territorio, gli insegnati per le punizioni ai nostri figli più indisciplinati. Riconoscevamo la complessità per quello che era. Non eravamo semplicemente più ignoranti o meno informati come molti credono: eravamo coscienti della realtà che ci circondava. Di quella complessità hanno fatto parte pezzi del nostro passato come Aldo Moro e Peppino Impastato. Simboli di quello che non riuscivamo o volevamo capire, ma che pure esisteva e che sempre esisterà.

La differenza tra i due uomini forse risiede nel livello in cui rispettivamente hanno vissuto i loro drammi, le loro vite, la complessità. Moro a Roma, il centro. Impastato in Sicilia, periferia. Piani allora molto lontani tra loro, ma che oggi non sembrano più tanto distanti. Almeno non a noi, che da Copertino oggi dovremmo riflettere sul nostro grado di comprensione della complessità che ci circonda.

Dovremmo pensare a Moro, al suo tentativo di mettere insieme in un processo inclusivo forze politiche tanto diverse come DC e PCI in un tempo in cui il mondo era diviso in due grandi blocchi, USA e URSS, quando sentiamo parlare di cambiamento, governi e alleanze. Immaginava già l’Europa, come progetto politico prima che sociale. Dovremmo pensare a Impastato quando sentiamo dei beni confiscati alla mafia incustoditi da chi ha ricevuto la delega a prendersene cura. Immaginava una Sicilia e un’Italia diverse, come progetto sociale prima che politico.

Al loro coraggio di lottare e a partecipare anche se le cose non vanno esattamente come vorremmo dovremmo guardare se vogliamo andare oltre le semplificazioni, l’immediatezza di soluzioni veloci e conclusioni affrettate che esistono solo sullo schermo del nostro smartphone. Niente è mai immediato, semplice e definitivo come sembra.

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