Una figata pazzesca

Detto tra noi, da quanto aspettavamo di vedere un Presidente della Camera spostarsi in autobus per le vie della Capitale, rinunciare all’indennità di carica e magari pure alla scorta?

In fondo il messaggio che in questi anni ha corroso il nostro già basso senso dello Stato non ha riguardato il vero rinnovamento della politica, inteso come sostituzione di politici e dirigenti incapaci attraverso meccanismi veramente trasparenti di selezione della classe dirigente, ma solo l’aspetto più visibile che l’occupare cariche elettive, e pubbliche, si porta dietro. Per questo pur non conoscendo il reale valore del Presidente della Camera Roberto Fico ci esaltiamo nel vederlo prendere i mezzi pubblici per andare a fare, appunto, il Presidente della Camera.

Pazienza poi se ragioni di opportunità e pubblica sicurezza vorrebbero che chi occupa alte cariche istituzionali che rappresentano l’intera nazione non mettesse a rischio l’incolumità sua e di chi lo circonda per ragioni di marketing politico. Se entrassimo per un momento nella testa di un potenziale attentatore lo capiremmo da soli che il clamore (non solo mediatico) di un attentato al Presidente della Camera lo si raggiunge in alternativa facendo saltare in aria un intero autobus pieno di pendolari. Metterlo in condizioni di fare tutte e due le cose contemporaneamnte non è proprio una buona idea.

In fondo basterebbe essere realisti e non confondere gli opportuni sistemi di sicurezza che devono essere previsti per cariche istituzionali (così come per l’autobus di pendolari) con la narrazione – populista fino al midollo – che vuole farci vedere chi è preposto all’esercizio delle funzioni pubbliche ridotto a mero esecutore della volontà popolare. Sia chiaro, politici e semplici cittadini hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri, ma il ruolo istituzionale che ricoprono i primi perché noi li abbiamo votati (e non la posizione sociale) li rende un bersaglio privilegiato.

roberto

Detto questo potremmo aggiungere che nel caso specifico, il Presidente neoeletto, non ha sicuramente tra i suoi trascorsi da parlamentare quello di aver utilizzato i mezzi pubblici, fatto che rende la foto ancor più inopportuna. Se davvero si vuole dare l’esempio, mettendo alla berlina la vecchia classe dirigente, basterebbe fare bene il proprio lavoro senza far finta di essere ciò che non si è stati in passato. Non solo, si potrebbe parlare della necessità di farla finita con l’ipocrisia politica che sposta l’attenzione dalle vere questioni da risolvere a gesti simbolici che servono solo ad aumentare la visibilità dei singoli personaggi pubblici. Questi sì che sarebbero gesti rivoluzionari.

La colpa però è anche nostra. In fondo siamo noi quelli che mettono qualcosa come 60.000 like in pochi minuti ad una foto sbagliata sotto tutti i punti di vista, implementando la tendenza per cui simili speculazioni comunicative risultano funzionare dal punto di vista del gradimento degli elettori. Il caso Cambridge Analytica è lì a ricordarcelo. Milioni di like e commenti studiati dall’alto (e non come valore relativo della nostra singola preferenza di gusto o opinione) fanno emergere tendenze dell’elettorato assecondate in tempo reale da chi vuole restare sulla cresta dell’onda emotiva, che si trasformano a stretto giro in dichiarazioni tipo: “Di Maio premier o andiamo a votare e prendiamo il 50%”. Il che potrebbe non essere un problema se Di Maio e company dimostrassero di essere davvero all’altezza della situazione, oltre che estremamente fotogenici.

Per ora dobbiamo accontentarci della seconda certezza e delle foto buone per la copertina di “Oggi”, dal momento che leggendo la cronaca politica di questi giorni viene fuori un quadro poco edificante della nuova classe dirigente, troppo impegnata ad occupare la poltrona di Presidente del Consiglio a suon di like che della volontà di rinnovare il meccanismo inceppato del Bel Paese.

Leonardo Gatto

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