A chi fa comodo “avvelenare i pozzi”?

Ci sono segnali che è difficile ignorare. Ogni tanto compaiono qua e là alla ricerca della nostra capacità di leggere le dinamiche dalle quali emergono. Spesso però le dinamiche fanno a pugni con l’opportunità di mettere a fuoco la situazione di volta in volta oggetto della discussione.

È così che scelte apparentemente ovvie nella vita di tutti i giorni, sui social diventano vere e proprie contese politiche costruite intorno al chiacchiericcio più inutile. La contesa, se davvero vogliamo tutti il bene di questo benedetto paese, non può e non deve andare oltre l’ovvio, mai.

Che senso ha nascondersi dietro una marea di argomentazioni basate sul nulla che non convincono nessuno e, al limite, prendono a schiaffi l’intelligenza di chi legge? Ormai gli esempi si sprecano. Basta scorrere qualche pagina social che includa la parola Copertino, scegliere un post e seguire la conversazione che ne scaturisce. In meno di 10 minuti si arriva a conclusioni spesso fuori da ogni logica, ma il bello deve ancora venire.

E’ il caso di un post su uno di questi gruppi che tanto vanno per la maggiore e che aveva come oggetto del contendere, niente di meno, le strisce pedonali fresche di stampa ai piedi della colonna di San Sebastiano. Inguardabili per i più, figlie della malapolitica per qualcun altro o addirittura inutili per altri ancora.

Ora, che le strisce pedonali possano essere inguardabili, conseguenza di malapolitia o inutili è tutto da dimostrare, quello che però stupisce è un altro particolare. Come fanno quasi cento copertinesi a non ricordare che le strisce pedonali ai piedi della colonna ci sono sempre state? A parte un paio di intervenuti alla discussione infatti, in pochi (nemmeno le dita di una mano) si sono preoccupati di fare mente locale e riflettere sul fatto che si tratta di uno degli attraversamenti pedonali più frequentati di Copertino e che metterci delle strisce pedonali è la cosa più ovvia e sensata da fare.

Ma non è questo il punto. Passi per quei due o tre internauti che chiaramente commentano per partito preso e che di conseguenza tendono a pensare che tutti ragionino allo stesso modo. Ma gli altri? Che sia pratica consolidata buttarla in caciara politica anche quando la politica non centra nulla (e con la caciara si tenta di coprire la mancanza di argomenti) lo abbiamo capito tutti.

Tanto che non regge nemmeno più la controversa associazione per cui se è pacifico che le strisce pedonali hanno senso anche sul basolato (come succede in tutti i centri storici non completamente chiusi al traffico) e lo dici apertamente allora stai difendendo l’amministrazione di turno e dunque parli per partito preso. Per non parlare delle illazioni lanciate a mezzo profili fake che, senza lo straccio di un riscontro, improvvisano denunce di collusione tra politica e società civile.

Esprimere un opinione in queste discussioni è quasi impossibile, al primo commento non “allineato alla contestazione” scatta un meccanismo perverso per cui si diventa automaticamente iscritti al partito di maggioranza o opposizione, buoni o cattivi a seconda della sensibilità di chi legge. Dio ce ne liberi! devono pensare i tanti copertinesi che ormai hanno perso le speranze e nemmeno ci provano più ad esprimere una qualsiasi opinione.

Questo modo approssimativo di interpretare la realtà è parecchio pericoloso. Insinuare in ogni rapporto umano, opinione espressa o battaglia intrapresa un sottobosco di secondi fini rischia di innescare un gioco al massacro per cui niente potrebbe essere davvero come sembra. Caso più unico che raro, a Copertino se dici che sei contento per la differenziata all’80%, se hai sempre creduto che il centro storico chiuso al traffico nei fine settimana sia cosa buona e giusta o se pensi che rifare le strisce pedonali abbia ancora senso nel 2018 diventi quasi automaticamente un paraculo che non vede oltre il palmo del naso. Per non parlare del fatto di conoscere personalmente (in un cordiale rapporto di amicizia decennale) un qualche amministratore! La buona fede va a farsi definitivamente benedire solo perché a qualcuno fa comodo.

Da questo punto di vista siamo al delirio totale.

Da che mondo è mondo discutere anche animatamente su questioni che riguardano la comunità è un esercizio che appartiene a tutti. Le opinioni vanno ascoltate, non delegittimate prima ancora di essere espresse. Da che mondo è mondo i rapporti umani con la politica non centrano nulla. E’ facile andare d’accordo solo con chi la pensa come noi, spesso però i migliori rapporti si creano tra persone con idee diametralmente opposte che hanno il coraggio di affrontare de visu, nel rispetto delle opinioni di tutti. Si chiama lealtà. Riconoscere a priori la lealtà dell’interlocutore, senza insinuare i rapporti tra persone o le opinioni espresse con uno stucchevole bullismo politico, è elemento fondamentale se vogliamo creare un ambiente condiviso di discussione in cui ognuno si possa esprimere liberamente. In una società civile ad essere isolati devono essere i pochi bulli, non il resto della classe.

Oggi la sensazione nella discussione pubblica è che pochi e rabbiosi concittadini seminino rancore politico in discussioni in cui i più vorrebbero solo esprimere la propria opinione, prendere parte al confronto in modo civile senza sentirsi per forza etichettati come vicini o lontani a questa o quella forza politica. Vorrebbero semplicemente Partecipare. Per farlo però c’è bisogno di un ambiente sano, in cui nessuno offenda per partito preso la buona fede (e l’intelligenza) altrui. E magari dove a decidere se disegnare strisce pedonali non è la sensibilità estetica ma la competenza chi conosce la materia.

Il segnale è chiaro. Nonostante più di ottomila copertinesi siano iscritti ai vari gruppi social, in pochi ormai frequentano la piazza virtuale anche e sopratutto per colpa di questi avvelenatori di pozzi. Le discussioni sulla cosa pubblica sono ormai monopolio di uno sparuto numero di incazzati di professione. Forse anche per questo, alla vigilia delle elezioni politiche, a qualcuno farebbe bene rileggere il manifesto della comunicazione non ostile. Dieci regole semplici semplici che, se rispettate, da sole bastano a fare della rete e dei social un posto meno “aggressive”, plurale e aperto ad ogni punto di vista. Sempre che questo abbia un minimo di attinenza con la realtà.

 

nonostile

 

Leonardo

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