La rivoluzione del metodo

Tutti abbiamo bisogno di un orizzonte, temporale più che materiale. Quando ci ritroviamo a tirare le somme di un certo periodo della nostra vita non possiamo prescindere proprio da quell’orizzonte, una linea immaginaria proiettata in un futuro non troppo lontano entro il quale abbiamo promesso a noi stessi che certi obiettivi, costi quel che costi, sarebbero stati raggiunti. Questo semplice quanto essenziale assunto vale per i singoli e per le comunità, a patto che il fine ultimo sia la crescita in termini personali e sociali.

Mettere in fila gli avvenimenti che hanno segnato la vita copertinese in questo 2017 potrebbe risultare un semplice esercizio di stile, se non fosse proprio per quel benedetto orizzonte e tutto quello che si porta dietro. Se non fosse che quegli avvenimenti, nel bene o nel male, hanno influito sul nostro modo di stare insieme.

Leggere l’anno che sta per finire a Copertino con la lente dell’orizzonte temporale e degli obiettivi da raggiungere non è esercizio semplice, anche perché si rischia di essere francobollati e spediti all’inferno o in paradiso, a seconda che a leggere sia il Caronte o San Pietro di turno. A dire il vero l’ultimo anno ha mostrato la parte migliore e al tempo stesso peggiore del terzo centro della provincia. Per buona parte del 2017 però, a farla da padrone è stato l’imbarbarimento della comunicazione virtuale. Sintomo di un nervosismo nascosto, latente. Una specie di rancore, come è stato definito dagli analisti dell’Istat poco più di un mese fa in occasione della presentazione del rapporto annuale sullo stato del Paese.

Reale e virtuale. La parte peggiore e la migliore. Riflettendoci su non sono accostamenti del tutto azzardati. Non a Copertino, almeno. E’ difficile non pensare che tra quell’80% di copertinesi che ormai differenziano alla perfezione nel mondo reale non sia compresa una buona parte di quelli che, della Copertino virtualmente nervosa, hanno fatto vedere la faccia peggiore.

Il fatto che questo nervosismo, se così possiamo chiamarlo, abbia trovato sfogo in rete è tutt’altro che un caso dal momento che proprio i social sono stati il palcoscenico dal quale sono partite invettive e attacchi spesso al limite della decenza nei confronti di chiunque non la pensasse come “noi”. Come IO!
Non solo nei confronti di politici e amministratori. Parliamo di un rancore diffuso verso il diverso, spesso immigrato. Ma anche nei confronti della nostra stessa storia passata, fatta da uomini e donne dei quali dovremmo andare fieri e che invece è diventata facile bersaglio di un fascismo di ritorno del quale non si sentiva minimamente la mancanza.

Un conto è essere di destra, altra cosa è comportarsi da (s)fascisti. Un conto è essere di sinistra, altra è frantumarsi in mille personalismi dando vita ad un cannibalismo politico della peggior specie. Più volte, da questa pagina, abbiamo preso le distanze da quanti si sono atteggiati (e si atteggiano ancora oggi) a bulli del web, quelli che attaccano personalmente il singolo individuo al fine di non confrontarsi con le opinioni espresse. Non ce ne vogliate, ma è una questione di metodo.

Ripercorrendo gli ultimi 12 mesi senza ricami, abbiamo cercando di capire in cosa non abbiamo dato il massimo come comunità. Ill peggio, lo sappiamo tutti, lo abbiamo toccato nella discussione pubblica. Tutti ricordiamo il tentativo di intitolare piazza Umberto I alla memoria di Giuseppe Calasso. Tutti ricordiamo il clima che seguì la pubblicazione della delibera. Una vera e propria caccia alle streghe inscenata col chiaro scopo di ridicolizzare la decisione oltre che la figura dell’Onorevole copertinese.

Rileggendo col senno di oggi quei giorni di metà aprile capiamo bene come Copertino abbia perso un’opportunità, prima ancora che la faccia. Intitolare la piazza principale del paese al simbolo copertinese dell’antifascismo sarebbe stato un gesto forte nel tempo in cui molti, troppi, fanno spallucce all’istinto nero di una parte della destra. Eppure quella delibera poteva rappresentare il chiaro segnale di un percorso che si intendeva portare a termine anche quando qualcuno, più o meno in buona fede, non ne comprendeva appieno il significato.

Un problema di valori, prima che di identità. Valori comuni che sono stati sacrificati sull’altare del calcolo politico e che giocoforza hanno uno stretto legame con l’identità storica di una intera comunità. E’ così che si è arrivati a mediare su una piazza alternativa da intitolare a Calasso, prima o poi. Pazienza se oltre a Calasso c’erano altre illustri personalità copertinesi da celebrare applicando quella delibera. Qualcuno dovrebbe ricordarci che mediare vuol dire legittimare la modalità con la quale la controparte porta avanti la trattativa. Per questo in molti casi si sceglie di non scendere a patti, almeno quando si tratta di rendere omaggio a una comune memoria storica o al allargamento della platea degli “aventi diritto”. Non tutto può essere trasformato in merce, soprattutto in politica.

Ma i “momenti nervosi” non si esaurirono in quel episodio, anzi possiamo dire che la faccenda Calasso ha rappresentato un vero e proprio punto di non ritorno. Da aprile in avanti ogni occasione è diventata buona per alzare i toni, un vero e proprio liberi tutti che ha avuto come effetto quello di far oltrepassare ai più il limite, sfociando nella miseria delle offese personali.

Ogni argomento di discussione è stato utilizzato scientemente non come opportunità di crescita e confronto, ma come un ring dove nessun colpo era proibito. L’estate poi ha portato la temperatura oltre i livelli di guardia, così ai roghi dei soliti vandali nelle campagne si sono aggiunti i fuochi dei vendicatori della politica del web. A tal proposito vale la pena ricordare che essere in disaccordo con le linee politiche di un’amministrazione è legittimo, esattamente come è legittimo il contrario. Ridicolizzare l’interlocutore, offendere e minacciare stupide quanto inopportune manifestazioni di piazza lo è un po’ meno.

Sappiamo tutti che parlare di Copertino non è mai stato semplice.

Copertino è una realtà complessa che, nel tentativo di districarsi tra i rivoli della politica di tutti i giorni, stenta a trovare la strada della stabilità del metodo. Un metodo che fatichiamo a riconoscere e che, molto probabilmente, non fa parte del nostro patrimonio genetico. Tentar non nuoce, quello che potrebbe nuocere è la nostra spiccata capacità di precipitare spesso e volentieri nel burrone dell’irrilevanza territoriale anche quando sembrerebbe andare tutto per il verso giusto. Un territorio che sta cambiando radicalmente volto a causa della Xylella, della quale si parla sempre meno. Sarebbe interessante sapere come i copertinesi immaginano il loro territorio tra 10, 20 anni… Chissà quanti hanno davvero consapevolezza dell’enorme trasformazione paesaggistica in atto.

Per questo oggi, sul finire di questo 2017, sentiamo forte la necessità di riprendere confidenza con quel orizzonte temporale e con tutti quegli obiettivi di civiltà che una comunità matura ha il dovere di perseguire. E tra questi obiettivi non può mancare, all’alba del 2018, un cenno alla mancata approvazione dello ius soli. Perché è soprattutto colpa del rancore webete diffuso per tutto lo stivale se i parlamentari di tutti gli schieramenti, comandati a distanza, hanno avuto paura politica di restare in aula e approvare il provvedimento. In questo senso non si può che apprezzare la cittadinanza onoraria ai 101 figli di immigrati concessa dalla Città di Copertino poco meno di una settimana fa.

Forse è arrivato il momento di prendere dal nostro passato quanto di buono abbiamo prodotto come comunità ed elevarlo a valore assoluto, non mercificabile a fini politici: è questa la migliore risposta che si può e si deve dare alla degenerazione politica e sociale dell’ultimo anno. Riflettere su quanto in basso ci siamo spinti servirebbe innanzitutto a prendere coscienza della strada che ancora manca per raggiungere il traguardo di una Copertino all’altezza delle aspettative dei copertinesi e del modo – metodo se vogliamo – in cui vogliamo percorrerla. Perché il modo con cui decidiamo di raggiungere un obiettivo è importante almeno quanto l’obiettivo stesso.

E magari l’anno che verrà potrebbe essere proprio l’anno del Giusto Mezzo. Buon 2018 da Copertinooffline!

 

scritto il 30/12/2017 da Leonardo

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