Corsi e ricorsi

E così abbiamo scoperto per uno strano caso del destino, che Re Umberto I da Torino governa ancora Copertino. E sempre per lo stesso strano caso del destino ci siamo ritrovati orfani della nostra storia. Vedremo ora quanti, durante la prossima campagna elettorale, avranno ancora il coraggio di proclamarsi portavoce del ricordo dell’On Giuseppe e di sua moglie Cristina. Vedremo quanto è in buona salute la nostra memoria a breve termine, soprattutto alla luce dell’assordante silenzio di questi giorni. Onde anomale e sinistre varie sono avvisate, l’arbitro ha fischiato e la partita della memoria l’abbiamo persa, tutti. Ma proprio tutti, compresi quelli sugli spalti.

Eppure sembrava che Copertino avesse superato la fase della politica adolescenziale. Lo ammettiamo, pensavamo di essere più maturi culturalmente e perché no, politicamente. Sopratutto dopo che fu dedicata all’Onorevole Conchiglia il 25 aprile 2016 una stradina di Copertino e, pochi mesi dopo, il piazzale adiacente al Castello intitolato al Generale Nannavecchia. Certo, una stradina all Onorevole e un piazzale al Generale stona nelle proporzioni, ma che bello pensavamo, destra e sinistra sono forse veramente morte, ognuno inizia a valere per quel che ha fatto, detto e prodotto e non per quello che oggi non esiste più. Un piccolo passo avanti, questo pensavamo.

Ma alla luce dei fatti di cui siamo a conoscenza, proprio l’intitolazione del Largo adiacente al castello al Generale copertinese, fortemente voluta dall’associazione Bersaglieri di Copertino senza che venisse raccolto lo straccio di una firma, fornisce un interessante precedente di imparzialità politica, tradito in questi giorni proprio da chi, allora, ne ha goduto.

Vale la pena ricordare che in quell’occasione molte furono le forzature, non solo politiche. Prima tra tutte quella di inserire una stele commemorativa inizialmente non prevista per il defunto Generale a poche ore dalla cerimonia. Nonostante questo l’amministrazione acconsenti all’intitolazione, sicura che il percorso intrapreso avrebbe unito la comunità al di la di sterili e strumentali contrapposizioni ideologiche, che per troppi anni hanno diviso la nostra comunità. Invece niente, urlatori virtuali si sono ritrovati all’ombra dei caduti per gridare allo scandalo e fare il pieno di opportunismo, alla faccia della morte delle ideologie e dell’onestà intellettuale.

Bisognerebbe dunque riflettere sul perché, oggi, si calpesta la figura e la memoria di Giuseppe Sebastiano Calasso, eletto Deputato per ben quattro legislature dal 1948 al 1968, il cui nome ricorre in 1485 resoconti stenografici della Camera e 124 disegni di legge, due volte sindaco di Copertino e poi di Lizzanello, titolare di una pagina Wikipedia ma non ritenuto degno di avere un posto in prima fila nel paese che gli diede i natali. Sindacalista conosciuto e rispettato ben oltre i confini cittadini non certo per l’appartenenza politica, quanto per le doti umane che ne hanno di fatto contraddistinto l’agire e che oggi sembrano valere meno delle parole dei soliti sciacalli travestiti da lupetti. Bisognerebbe riflettere sul sarcasmo rosso di rabbia, povero di cultura e ricco di presunzione, in fondo tutti sapimu ca lu cane ca tira la pezza ni interessa sulu cu la strazza. E sfregio fu’.

Non reggevano le argomentazioni di quanti hanno tirano per la giacchetta Sindaco e maggioranza, sventolando lo spauracchio di una fantomatica indignazione popolare pompata da fake news gonfiate ad arte. Non reggono oggi, perché ieri nessuno pretese che Largo Nannavecchia fosse intitolato ai Carabinieri d’Italia inneggiando al ritorno del passo d’oca per le vie del paese.

E pazienza se in cuor nostro sappiamo che lo stivale è pieno di piazze che celebrano monumenti ai caduti e Umberti I di Savoia, ma che c’è un solo posto dove la memoria di un onesto e coraggioso concittadino poteva e doveva essere celebrata. E non stiamo parlando dei palchi delle campagne elettorali.

 

scritto da Leonardo

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